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Walter Veltroni aveva affidato a un lungo e commosso discorso il suo addio ad Alberto Sordi. Noi abbiamo affidato a un lungo e commosso discorso il nostro ciao a Walter Veltroni.

Il tuo allontanamento è l’unica brutta notizia che ci hai dato in tutta la tua vita. Caro Walter, l’altra mattina, un tuo amico, Massimo D’Alema, ha raccontato di aver ascoltato due persone parlare tra di loro: “Hai sentito? – diceva una – Si è dimesso Veltroni”. E l’altro gli ha risposto: “Quelli che ci fanno sognare non dovrebbero mai dimettersi”.

Sentiamo bisogno di sorriso. Viviamo tempi difficili, sottoposti ad un eccesso di brutte notizie. Sembra si rincorrano, per metterci ansia e malinconia, per toglierci fiducia e serenità. Il tuo allontanamento è l’unica brutta notizia che ci hai dato in tutta la tua vita. Per il resto dei tuoi giorni hai pensato a farci essere allegri, a farci divertire. Come è stata bella, in questi giorni, piazza di Pietra. A decine di migliaia anche di notte alle quattro la tua Roma è venuta a salutarti, è sfilata davanti a te. Roma, una Roma composta e commossa, che aveva la tristezza di vedere sparire un pezzo di sè.

Eppure. Eppure, voltava lo sguardo allo schermo in piazza che trasmetteva il tuo discorso e non riusciva a non sorridere. Gente che ride ad un funerale. Penso che tu dovessi immaginarlo così, il tuo addio. Ti davano fastidio le occasioni formali, le circostanze rigide e tristi. Sei stato il buonumore di questo Paese, per quarant’anni. Eri tante cose insieme. Il segretario di partito, ma anche l’uomo che si ricorda i nomi delle persone. Sei stato il cinico gestore delle liste elettorali e il tenero tagliatore di nastri. L’americano di Obama e l’uomo che elogia Spinaceto, opportunamente inflessibile. Sei stato il mecenate del cinema, ed il tifoso della Roma ma anche della Juve. Sei stato giornalista acculturato, cooperatore internazionale, volontario, maestro elementare, candidato elettorale, officiante di matrimoni e funerali, amico dei tassinari ma anche nemico. Sei stato segretario costretto a diventare nemico in una guerra fratricida che non capivi.

Sei stato tutti noi. Niente di smielato, niente di spietato. Una persona intera. Un prisma di occasioni, di opportunità, di necessità. Potevi essere un italiano cinico e cattivo, o un italiano che si arrangiava, o uno che si sacrificava per gli altri. Sei stato noi, tutti noi. Ci hai fatto ridere degli altri e vergognarci di noi stessi. Sei stato grande politico e grande attore drammatico, se richiesto. Tu guardavi, fotografavi, riproducevi. Per questo i tuoi discorsi sono la vita nazionale, la vita del Pd. Si badi, la storia di un italiano. Solo degli sventurati o dei provinciali possono scambiare una inflessione, un dialetto con una parzialità. Bassolino e la Jervolino parlavano napoletano ma sono del Partito Democratico. Così tu, Walter che hai preso il partito di Berlinguer e l’hai continuato nel tempo. L’hai fatto diventare un modo di essere, più che un modello.

Le pause, le domande ripetute, i vocativi servivano a raccontare caratteri, a costruire personaggi universali. Ho visto in televisione una delle tue ultime apparizioni. E sono stata contenta di essere stata una tua iscritta in questo partito liquido e di essere stata tua amica, perché tu eri amico di tutti. Dicevi, con una espressione seria, ciò che io oggi voglio ripetere con decisione a nome di tutti i delegati che condividono le linee del Partito Democratico. Dicevi: “Sono orgoglioso di essere italiano”. Di essere figlio di questo Paese grande e carico di storia, fatto di gente di talento e generosa. Un Paese che è e resterà unito, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. E a lei, Presidente Napolitano, che questa unità rappresenta e fa vivere va il ringraziamento di tutti noi.

Ma con lo stesso spirito io voglio dirti, a nome delle democratiche e democratici, che siamo orgogliosi di te. Lo hanno fatto i quindicenni con le lacrime agli occhi e i bambini con i fiori che hanno sfilato per ore in Campidoglio il giorno dopo le elezioni vinte da Alemanno. Lo hanno fatto i tassisti, anzi i tassinari, e i vigili urbani, le squadre di calcio della tua città, il popolo di Roma. Della tua città, per una bella idea di Francesco Rutelli, sei stato Sindaco. E alla fine hai detto, togliendoti la fascia, “Nun je la faccio più”.

Tu hai sposato questa città. Ma i milioni di romani che hai scelto come primi compagni della tua vita, che sono stati il termometro della tua allegria non li consideravi estranei. Tu amavi il popolo, perché eri popolo. Avevi la fierezza e l’umiltà, l’ironia e l’umanità di chi ha conquistato, con fatica, il diritto a vivere sereno. Roma, hai detto una volta, è una mamma che apre le braccia, accoglie, non respinge. Una sera ti raccontai che i bambini con la pelle nera che incontro nelle scuole parlano come te. E tu mi rispondesti, questa è Roma.

E come è bella, Roma, Walter. Un tuo amico, Alberto Sordi, l’ha descritta così: “Io continuo ad amarla, questa città. E’ qui che ho la mia casa, gli amici. E’ a Roma che ho legato il mio lavoro, i miei personaggi. Se potessi, vorrei prendere un mezzo, andare al mercato per risentire l’aria di casa mia, e in quelle serate calde, uniche al mondo con quei tramonti accesi sui monumenti, sulle case e sulle fontane di questa mia città, me ne starei seduto a mangiare una fetta di cocomero e, progettando il domani, tornerei ai vecchi tempi, quando sentivo nell’aria che arrivava la primavera, profumi di giardini in fiore e l’odore intenso delle fragole sui tavoli all’aperto delle trattorie”.

L’ultima volta che ci siamo sentiti, pochi giorni fa, mi hai detto: “Ci vediamo a primavera, quando fa più caldo”. Non hai sbagliato. Ci vedremo, tutti insieme, per tutto il tempo che verrà. Tu resti con noi, e con chi verrà dopo di noi. Perché tu sei fortunato. I tuoi discorsi, il Lingotto, la tua voce, la tua faccia, restano nella vita di tutti, per sempre.

E, sogno per sogno, fatti dire che ora, in qualche posto, forse vi siete incontrati di nuovo, a cena in qualche bujaccaro. Tu, Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani, Anna Finocchiaro, Walter Verini. E magari anche Emma Bonino. Se Bettini vi dirige, sarà come è stato qui. Una grande festa per tutti. “Abbiamo riso e pianto con te. Per questo iil PD, come si faceva un tempo, si toglie il cappello, e ti dice: “Grazie, Walter”.

Maura Satta Flores

Napoletana del 1980, anche se Roma è la mia città sin da piccola ed apprezzo Milano. Mi occupo di relazioni pubbliche, al momento ho la responsabilità delle Relazioni Istituzionali di Vodafone Italia e sono nel board di veDrò, network che seguo con interesse ed entusiasmo da molti anni e di cui sono stata vice-presidente.

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