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Leggendo a piene mani

Ogni momento della vita ha un tipo di libro. Ed ultimamente cerco libri che diano emozioni forti, che scuotano, che sottelineino il peggio e le debolezze e i compromessi degli esseri umani.

Per questo ho iniziato ad amare profondamente Efraim Medina Reyes, prima “C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo” dove in qualche modo era anche contenuto, poi “La sessualita’ della pantera rosa” piu’ franco, piu’ di pancia, piu’ oniricamente crudo, a tratti becero ma senza mai perdere la poesia, e sul mio comodino giace “Tecniche di masturbazione tra batman e robin”. Poi ho riaperto Carlotto “Arrivederci amore, ciao” noir gelido e pungente, nemmeno arrabiato, solo crudele, lucido. E mi ha deluso “Il sacrifico di Giuseppe” di Del Masetto, un racconto piu’ che un romanzo, che affronta qualche verita’ ma in modo superficiale. Piu’ divertente ma per la trama piu’ che per il modo di narrare “Maqueda” di Salvo Sottile, in fondo ognuno fa il suo mestiere, ed il giornalismo di Sottile lascia poco spazio al sogno del racconto, riesce tuttavia a far calare in una Palermo che di tutto sa, tranne che di cartolina. La raccolta di racconti “Italia Underground” non e’ piu’ che un insieme di articoli di giornale, salvo per il sempre oltremodo geniale racconto di Riccardo Brun, il resto e’ da sfogliare velocemente, e cosi’ ho fatto. “Nel nome del porco” di Tusset e’ un giallo di cui si puo’ fare a meno e si sopravvive serenamente, ma il ricordo che mi lega a chi me lo ha regalato mi fa sorridere. “Acido solforico” della Nothomb e’ una parodia di critica sociale travestita da romanzo che non rende merito alla sofisicata ironia della scrittrice ne “L’igiene dell’assassino”. Sfacciato il giusto, e disincantato e leggero “Il lunedì arriva sempre la domenica pomeriggio” di Lolli, vola via in un pomeriggio domenicale, appunto.

Questo e’ quello che ho letto negli ultimi giorni, cercando quel libro che ti tiene per lo stomaco, che non vuoi abbandonare, che ti segue la notte, che ti incastra in un angolo e ti getta in faccia tutta la disperazione, la vilta’, la pochezza, gli stratagemmi del vivere. Aspetto di leggere “La trilogia della citta’ di K” di Agota Kristof, di cui ho sempre sentito parlare. Ed aspetto suggerimenti su corraggiosi libri di fango e sangue da leggere nella penombra dell’estate che inizia.

Maura Satta Flores

Napoletana del 1980, anche se Roma è la mia città sin da piccola ed apprezzo Milano. Mi occupo di relazioni pubbliche, al momento ho la responsabilità delle Relazioni Istituzionali di Vodafone Italia e sono nel board di veDrò, network che seguo con interesse ed entusiasmo da molti anni e di cui sono stata vice-presidente.

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Discussion about this post

  1. Cayden scrive:

    As much as I’d love to take my D300 and my 70-200mm 2.8 VR1 – It just ain’t practical for bike travel – I think I’d need two trailers – one for gear and the other for photo ge2&3#8ar0;.

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