Sud America

Mi sento un cuore brasiliano, adoro la letteratura sudamericana, amo Marquez e Reyes, anche se loro non si possono vedere, Teresa Baptista stanca di guerra mi ha commosso ed emozionato, il mio attore preferito e’ Benicio del Toro, il mio personaggio storico Ernesto Che, il posto piu’ bello dove ho messo piede la isla de la mujeres, provo ad imparare lo spagnolo (con poco impegno), mi chiamo Flores di secondo cognome, mi piace Frida, il mio desiderio piu’ grande sei mesi in giro per il Sud America. Mai stata piu a sud del Mexico. E forse e’ arrivato il momento.

aprile 20, 2009   1 Comment

Bilanci

Chi e’ che non ne fa il 31 dicembre? Chi e’ che non spera in un anno migliore nonostante quel che di buono c’e’ stato.

Il mio anno e’ stato quello del primo capodanno asiatico di Hong Kong, della visita in Cina e del piu’ freddo che abbia mai sentito ad Harbin. L’anno dei cibi strani e l’anno dei cambiamenti. Delle debolezze e dei nervi scoperti, dei durissimi mesi napoletani che mi hanno lasciato un senso di stanchezza che mi sono portata dietro finora. L’anno di Washington DC, l’anno senza vacanze estive e senza mare, delle partenze improvvise, di NY e anche della Virginia, del Maryland, del Winsconsin, dell’Indiana, della favolosa campagna di Obama a Chicago. Il primo anno in cui sono stata davvero sola, sola ad affrontare le cose e a gestirle, sola nei viaggi. L’anno dell’emotivita’. L’anno del grande bluff e della scala reale. L’anno delle proposte rifiutate in nome di un senso di famiglia. L’anno in cui per la prima volta non ho festeggiato il compleanno, mai. Il 2008 trascurando gli amici e leggendo di piu’. L’anno in cui ho riscoperto il mio vecchio amore per il tennis. L’anno in cui avrei desiderato qualche regalo, che non e’ mai arrivato. Il 2008 in cui ho ripreso a scalpitare. Ho ricambiato casa, ho arredato, ho innovato. L’anno del matrimonio in India, della visita in Sri Lanka alla mia tata. Dei molti e nuovi amici scoperti in giro per il mondo. Se vogliamo un anno affascinante, preso, travolgente, ma faticoso, introspettivo, in cui ogni cosa e’ da conquistare, ogni cosa e’ un’impresa, ogni cosa e’ sempre precaria.

Oggi e’ il mio ultimo giorno, di questo strano e molesto anno, che mi ha fatto crescere ancora, che ha contribuito a farmi sentire sempre un po’ piu’ anni di quelli che ho, l’anno che mi ha convinto che molte cose mi annoiano a morte. Come questa serata, come questa farsa di stasera. E da domani, come sempre, ho deciso che qualcosa cambiera’.

dicembre 31, 2008   2 Comments

Sri Lanka - altre cose

La casa di Suba è piena di piccole cose italiane, un piatto di Venezia, una friggitrice De Longhi, dei miei giocattoli che sono passati ai suoi figli. Il lusso qui sono altre cose, lussuose sono le magliette Benetton del piccolo Tharidu, lusso c’è nel lettore dvd e nell’aria condizionata.
Il 30% circa della popolazione è disoccupato, nel nord è quasi proibito andare per via dei Tamil, quindi la zona delle spiagge più belle è di fatto inaccessibile.
Lungo le strade, i contadini vendono pannocchie, cocco, porri, carote e frutta. Ogni tanto qualcosa ricorda la dominazione inglese.
Maura in questa lingua significa pavone, per cui è pieno di barbieri Maura Saloon o di Maura Hotel. In ogni nome ci deve essere un destino.
I bambini e bambine che vanno a scuola hanno una splendida divisa, bianca con la cravatta blu le bambine, blu con gilè i bambini, tanto per solleticare dibattito grembiule sì grembiule no.
Le donne portano spesso ombrelli para sole, just to know, fa un caldo ed un umido maledetto.
Suba fa continue similitudini con le cose che ha visto dell’Italia, la montagna è come quella di Avellino, la roccia è come Anacapri.
Sulle case in costruzione vengono messi dei fantocci per distogliere l’attenzione degli invidiosi dall’edificio. Bisognerebbe pensare a dei fantocci sul lavoro.
Nel mezzo del niente di questa montagna, a casa di un amico di Suba allevatore di cani e pesci, nel mezzo di una fattoria decadente con il pavimento di linoleum fiorato…esiste un collegamento internet. Alla mia domanda “wifi?” ho ricevuto giustamente uno sguardo interrogativo.
Tra le altre cose qui non si trovano (e mi sono incaricata di spedirle): salame, pasta di buona qualità, mandorle, castagne, tortellini o ravioli, pelati, parmigiano. Di fatto è difficile trovare una quantità enorme di cose, ma queste sono quelle di cui sono ghiotti i bambini di Suba.
L’areoporto di Colombo, dove sono adesso, e’ straordinario perche’ ha la catena the coffee bean con il wifi. C’e’ vita!

Ps: Un ricordino da questa splendida terra.

novembre 10, 2008   No Comments

From Rome to Sri Lanka

Dopo gli arabi petrolieri nello stop di Kuwait, inizia di fatto questo strano viaggio di supporto a mio padre.

Sri Lanka, per visitare la famiglia della mia tata storica, una seconda madre, che e’ tornata qui. Dopo avermi cresciuta per 11 anni ed aver messo per altri anni soldi da parte, si e’ fatta una sua famiglia ed e’ commerciante di Kagalle, vicino Colombo. All’areoporto la rivedo, dopo 13 anni, e’ in lacrime con due figli ormai grandi che mi accolgono un po’ come la zia d’Amercia piena di regali e di viaggi da raccontare. In questa provincia di Kandi molto povera, come altrettanto povero lo Stato, in cui i soldati con i mitra ricordano il terrore dei tamil in agguato, io vengo osservata con curiosita’, per i camperos, occhiali e soprattutto il mio mac, internet ovviamente un miraggio.

Qui c’e’ un senso di vuoto, non c’e’ proprio nulla, siamo gli unici ospiti nel nostro decadente hotel coloniale nel mezzo della foresta pluviale, ceniamo insieme come una famiglia mista, nel mezzo del niente silente, con sottofondo di tv color anni ‘80 acceso per l’occasione.

Tra una galoppata in elefante, una scorpacciata di frutti esotici e le chiacchiere di mio apdre per aprire un mozzarellificio qui o sostituire tutti i tetti in amianto con lamiera zincata, tra una gita nella montagna di Nuwara Eliya ed il profumo del te’ nero, cascate e risaie, i due giorni passano in fretta.

Nel silenzio della vegetazione piu’ rigogliosa mai vista, mentre altrettanto decadentemente prendo appunti su un taccuino, un pensiero spinoso si fa strada, tra le immagini di bambini in ciabatte e i venditori di mango. Un pensiero dolente di assenza e nostalgia, tra i cani secchi che dormono sui rifiuti, tra il nostro unico pasto di riso e verdure, questo pensiero scortica, indolente e indolenzito, offusca lo sguardo d’affetto per la mia famiglia cingalese, mi fa sentire odor di dejavu, che non c’e’ qui.

In questa musica di campanelle, tra gli uomini con le gonne lunghe, mi viene il dolce malessere di un ricordo smarrito. E domani Delhi.

novembre 9, 2008   No Comments