India - altre cose

Difficilissimo stare qui dei giorni, la maggior parte del tempo lo passo in hotel, aspettando il matrimonio che inizia questa sera e finisce domenica.

Qui attaccano dietro le auto delle ciabatte, servono per distogliere l’attenzione degli invidiosi dalle auto, un po’ come i fantocci in sri lanka, qui si suona il clascon in maniera furibonda, e dietro ogni macchina c’e’ un cartello “horn please” un detto indiano dice che per guidare in india serve un ottimo clacson, ottimi freni e tanta fortuna!

Sull’autostrada spesso vanno contromano, in piu’ scimmie, cammelli, zebu’, pecore possono frequentemente attraversare la strada, una volta anche un cammello. Ci siamo fermati con la macchina per qualche minuto per pagare il pedaggio (in un bachetto oltre la strada!) e la macchina e’ stata assalita da scimmie addestrate e incantatori di serpenti (allora esistono!), prima di partire sono riuscita a tirargli una banconota da una fessura del finestrino.

Il Taj Mahal e’ una meraviglia assoluta, ancor di piu’ se si pensa che e’ un dono d’amore.

Asmallworld e’ sempre il network piu’ utile del mondo, dopo un giorno sono stata gia’ in contatto con degli imprenditori di Delhi che vedro’ in questi giorni e sono stata invitata ad una festa a Jaipur a cui ovviamente non andro’, pero’ asw e’ sempre il mio network preferito!

novembre 13, 2008   No Comments

In Delhi

Sono chiusa in albergo, troppo difficile uscire.

Oggi il mio primo approccio con una folle incredibile di poveri, invalidi, morti di fame, rachitici, bambini, vestiti di stracci, menomati. Ti si attaccano ai vetri della macchina, ti si avvinghiano alle braccia, ti si sdraiano davanti, tentano di derubarti, di parlarti, di convincerti. Vorresti scrollarteli da dosso, ma al tempo stesso senti lo stomaco strizzato ed un senso di colpa latente. Se dai l’elemosina ad uno solo e’ finita, sarai sommerso.

Nella vecchia Delhi erano centinaia, ovunque, bruciano rifiuti, hanno case di legno e stoffa, c’e’ polvere ovuqnue, smog, turisti pochi, ne avro’ incontrati quattro o cinque.

Ho visto molte poverta’ diverse in tanti posti del mondo, mi ricordo i bambini egiziani che si tuffavano per mille lire o per una penna bic, quelli di bangkok che volevano solo venderti cose, i cinesi che quasi non li notavi, quelli di capo verde di fatto felici e sorridenti, gli indonesiani pacifici, perche’ almeno a mangiare riuscivano. Ma una poverta’ cosi’ sconvolgente non la potevo nemmeno immaginare, poverta’ straziante in una citta’ con altre persone che vivono, lavorano, comprano.

Sono qui per un matrimonio, grandioso, internazionale e che sara’ emozionante. Ma come faro’ a non pensare, vestita da sera, a quello che c’e’ fuori? Buonismo, puo’ essere. Ma lo shock con questa citta’ e’ stato cosi’ forte che sono chiusa nella mia stanza d’albergo, facendo finta di essere a roma a lavorare e a festeggiare il Trentino, la nostra Ohio.

novembre 11, 2008   No Comments

From Colombo to Delhi

Dopo un’assurda disavventura in Sri Lanka: motore del trabiccolo che ci trasportava dalle montagne all’areporto di Colombo fuso e fumante, e quindi relativo pseudo autostop con in mente l’immagine anni ‘80 di due turisti sfigati che si sentivano canzonare con un “No Alpitour, ahiahiahi!”.

Finalmente areoporto, tralascio lacrime di commiato, e passo un paio d’ore a ringraziare gli Stati Uniti, le catene, l’America, il consumismo, per aver trovato un Coffee Bean in cui usare wifi, rischio di perdere il volo presa come sono dall’astinenza web e finalmente Delhi.

Per ora non ho visto molto, solo la periferia dell’areoporto che mi ricorda il centro direzionale un po’ piu’ polveroso, so solo che gli indiani (e mi avevano avvisata!) hanno un modo di essere galanti abbastanza invadente ma sono fascinosissimi con i loro turbanti e gli occhi nerissimi.

So che devo essere preparata ad affrontare la poverta’, e ad accettare l’enorme differenza con le persone benestanti. Per adesso non ho visto nulla, stasera ho lavorato sull’incontro che abbiamo a Milano con Joi Ito il 27 novembre. Reti diventa sempre piu’ international, e penso che senza scambi culturali valiamo la meta’.

novembre 10, 2008   No Comments