The Voice

Il mio sabato e la prima cena con le amiche nella nuova casa, poi tanti libri e Frank con Moon River, and me.

novembre 30, 2008   No Comments

e poi…

e poi c’e’ il privato, il nuovo. la nuova piccola casa, che ho aspettato e che non e’ ancora definitivamente pronta. Che e’ rossa, e bianca, e nera, e rosa anche se l’architetto era molto contrario. Ed in ogni nuova casa c’e’ il calcolo di quante ne ho cambiate. C’e’ il ricordo della mia prima casa in affitto a Roma, in via del Vignola che mi ha fatto capire quanto sia importante la mia indipendenza, e di quelle negli States dove ho trscorso periodi piu’ o meno lunghi, San Diego, DC, NYC. Di quelle in montagna, affittate per la stagione, in cui la luce era sempre lasciata alle candele e con il naso sulle finestre si aspettava la neve.

C’e’ il ricordo di una casa grande, luminosa ed ariosa, con gli spazi angusti ma affettuosi della famiglia. Una casa dove si facevano feste memorabili, in cui si servivano cene per non so piu’ quante persone. Una casa ora deserta, dove il salotto di marmi e dipinti e’ uno spiffero freddo ed un pendolo fermo.

Questa piccola piccola casa prende vita, si modifica, si arricchisce della mia fantasia e si paralizza con la mia pigrizia. I libri sono stati i primi a trovare un posto. Aspetto un gelsomino, ma non e’ stagione, aspetto che i dettagli trovino me, aspetto che mi calzi addosso come un maglione, aspetto quelle sere in cui pensi solo alla casa.

Comincio ora a viverla, a sentirla mia, a scoprirla, questa piccola casa lucida, e studio un feeling, per provare ad essere felice.

ottobre 27, 2008   No Comments

Tired

Oggi ho capito che forse ho bisogno, nonostante tutto, di un po’ di casa mia. L’ho capito quando alle 9, fradicia di pioggia, mi sono trovata a cenare in un deserto dining greco americano.

Diluvio fuori, deserto dentro, neon, tv accesa, alcuni asiatici che lavorano dietro il bancone, grasso proprietario alla cassa. Ho mangiato una pita con hamburger sentendomi un po’ un latitante e riflettendo su quelle cose su cui si riflette mentre fuori diluvia e mentre alla tv della bettola greca passano un film di sparatorie. C’e’ pure un pensiero ricorrente (”ma come ho fatto a non accorgermi che…”) che appunto ricorre.

Sulla schiena sento gli occhi degli asiatici e del proprietario, chi sara’ sta tizia che con il diluvio cena ad un orario improbabile (9pm) da sola, senza manco uno straccio di ipod. Quindi il proprietario non resiste e mi viene a chiedere da dove vengo. Ovviamente anche lui e’ un po’ italiano, dice, perche’ il suo migliore amico e’ italiano ed i suoi genitori greci come lui, anche se lui e’ nato a Chicago, ma in fondo la Grecia e’ vicina all’Italia. Quando gli dico che sono qui per la campagna di Obama si emoziona e mi regala un buono sconto da 75 centesimi che ovviamente non usero’ mai. Guardiamo un po’ la tv perche’ ci sono le news dei sondaggi che danno Mc Cain su di 4 punti. Sembriamo due strani amici che non hanno piu’ nulla da dirsi, seduti su sedie di plastica con di fronte ancora alcuni degli addobbi natalizi. Io non credo ai sondaggi, cioe’ non voglio credere ai sondaggi, voglio vivere cosi sognando un mondo di Obamania.

Saluto il tipo che e’ un po’ rammaricato che l’unico cliente se ne va, e di nuovo pioggia, dentro e fuori.

Domani mattina parto per un posto abbastanza mal messo a quanto mi dicono, si chiama Gary e si trova in Indiana, tornero’ domani sera, sfacchinata ma non so se avro’ voglia di dormire a Gary, almeno qui a Chicago mi sento un po’  casa. Mercoledi’ dovrei andare a Milwaukee in Winsconsin, cosi anche giovedi’, forse dormendo li’.

Unica buona notizia personale di questa giornata e’ che dopo mesi finalmente mi hanno montato la cucina. Alla maggior parte di persone che leggono questo blog non importera’ molto, ma io dopo aver dovuto lottare con il venditore, con quello dei trasporti (”Ah signori’ ma che non lo sa lei che afine luglio mica le famo le consegne, e’ estate, se rivedemo a settembre!”), con l’architetto, dopo dubbi ancestrali sul colore del bordo, dopo lancinanti perplessita’ sulla disposizione dei mobili, dopo aver rincorso l’architetto latitante. Finalmente, mentre sono qui a Chicago, ce l’ho fatta, anche a distanza! Per cui ringrazio tutti quelli che hanno lavorato per me e che hanno reso possibile questo piccolo miracolo italiano!

settembre 9, 2008   No Comments