In Delhi
Sono chiusa in albergo, troppo difficile uscire.
Oggi il mio primo approccio con una folle incredibile di poveri, invalidi, morti di fame, rachitici, bambini, vestiti di stracci, menomati. Ti si attaccano ai vetri della macchina, ti si avvinghiano alle braccia, ti si sdraiano davanti, tentano di derubarti, di parlarti, di convincerti. Vorresti scrollarteli da dosso, ma al tempo stesso senti lo stomaco strizzato ed un senso di colpa latente. Se dai l’elemosina ad uno solo e’ finita, sarai sommerso.
Nella vecchia Delhi erano centinaia, ovunque, bruciano rifiuti, hanno case di legno e stoffa, c’e’ polvere ovuqnue, smog, turisti pochi, ne avro’ incontrati quattro o cinque.
Ho visto molte poverta’ diverse in tanti posti del mondo, mi ricordo i bambini egiziani che si tuffavano per mille lire o per una penna bic, quelli di bangkok che volevano solo venderti cose, i cinesi che quasi non li notavi, quelli di capo verde di fatto felici e sorridenti, gli indonesiani pacifici, perche’ almeno a mangiare riuscivano. Ma una poverta’ cosi’ sconvolgente non la potevo nemmeno immaginare, poverta’ straziante in una citta’ con altre persone che vivono, lavorano, comprano.
Sono qui per un matrimonio, grandioso, internazionale e che sara’ emozionante. Ma come faro’ a non pensare, vestita da sera, a quello che c’e’ fuori? Buonismo, puo’ essere. Ma lo shock con questa citta’ e’ stato cosi’ forte che sono chiusa nella mia stanza d’albergo, facendo finta di essere a roma a lavorare e a festeggiare il Trentino, la nostra Ohio.
novembre 11, 2008 No Comments
Sri Lanka - altre cose
La casa di Suba è piena di piccole cose italiane, un piatto di Venezia, una friggitrice De Longhi, dei miei giocattoli che sono passati ai suoi figli. Il lusso qui sono altre cose, lussuose sono le magliette Benetton del piccolo Tharidu, lusso c’è nel lettore dvd e nell’aria condizionata.
Il 30% circa della popolazione è disoccupato, nel nord è quasi proibito andare per via dei Tamil, quindi la zona delle spiagge più belle è di fatto inaccessibile.
Lungo le strade, i contadini vendono pannocchie, cocco, porri, carote e frutta. Ogni tanto qualcosa ricorda la dominazione inglese.
Maura in questa lingua significa pavone, per cui è pieno di barbieri Maura Saloon o di Maura Hotel. In ogni nome ci deve essere un destino.
I bambini e bambine che vanno a scuola hanno una splendida divisa, bianca con la cravatta blu le bambine, blu con gilè i bambini, tanto per solleticare dibattito grembiule sì grembiule no.
Le donne portano spesso ombrelli para sole, just to know, fa un caldo ed un umido maledetto.
Suba fa continue similitudini con le cose che ha visto dell’Italia, la montagna è come quella di Avellino, la roccia è come Anacapri.
Sulle case in costruzione vengono messi dei fantocci per distogliere l’attenzione degli invidiosi dall’edificio. Bisognerebbe pensare a dei fantocci sul lavoro.
Nel mezzo del niente di questa montagna, a casa di un amico di Suba allevatore di cani e pesci, nel mezzo di una fattoria decadente con il pavimento di linoleum fiorato…esiste un collegamento internet. Alla mia domanda “wifi?” ho ricevuto giustamente uno sguardo interrogativo.
Tra le altre cose qui non si trovano (e mi sono incaricata di spedirle): salame, pasta di buona qualità, mandorle, castagne, tortellini o ravioli, pelati, parmigiano. Di fatto è difficile trovare una quantità enorme di cose, ma queste sono quelle di cui sono ghiotti i bambini di Suba.
L’areoporto di Colombo, dove sono adesso, e’ straordinario perche’ ha la catena the coffee bean con il wifi. C’e’ vita!
Ps: Un ricordino da questa splendida terra.
novembre 10, 2008 No Comments
From Rome to Sri Lanka
Dopo gli arabi petrolieri nello stop di Kuwait, inizia di fatto questo strano viaggio di supporto a mio padre.
Sri Lanka, per visitare la famiglia della mia tata storica, una seconda madre, che e’ tornata qui. Dopo avermi cresciuta per 11 anni ed aver messo per altri anni soldi da parte, si e’ fatta una sua famiglia ed e’ commerciante di Kagalle, vicino Colombo. All’areoporto la rivedo, dopo 13 anni, e’ in lacrime con due figli ormai grandi che mi accolgono un po’ come la zia d’Amercia piena di regali e di viaggi da raccontare. In questa provincia di Kandi molto povera, come altrettanto povero lo Stato, in cui i soldati con i mitra ricordano il terrore dei tamil in agguato, io vengo osservata con curiosita’, per i camperos, occhiali e soprattutto il mio mac, internet ovviamente un miraggio.
Qui c’e’ un senso di vuoto, non c’e’ proprio nulla, siamo gli unici ospiti nel nostro decadente hotel coloniale nel mezzo della foresta pluviale, ceniamo insieme come una famiglia mista, nel mezzo del niente silente, con sottofondo di tv color anni ‘80 acceso per l’occasione.
Tra una galoppata in elefante, una scorpacciata di frutti esotici e le chiacchiere di mio apdre per aprire un mozzarellificio qui o sostituire tutti i tetti in amianto con lamiera zincata, tra una gita nella montagna di Nuwara Eliya ed il profumo del te’ nero, cascate e risaie, i due giorni passano in fretta.
Nel silenzio della vegetazione piu’ rigogliosa mai vista, mentre altrettanto decadentemente prendo appunti su un taccuino, un pensiero spinoso si fa strada, tra le immagini di bambini in ciabatte e i venditori di mango. Un pensiero dolente di assenza e nostalgia, tra i cani secchi che dormono sui rifiuti, tra il nostro unico pasto di riso e verdure, questo pensiero scortica, indolente e indolenzito, offusca lo sguardo d’affetto per la mia famiglia cingalese, mi fa sentire odor di dejavu, che non c’e’ qui.
In questa musica di campanelle, tra gli uomini con le gonne lunghe, mi viene il dolce malessere di un ricordo smarrito. E domani Delhi.
novembre 9, 2008 No Comments

