Modello Roma

Modello Roma, era stato chiamato quello della Roma Weltroniana, delle inaugurazioni, dell’attenzione al cittadino ed alla cultura, dei servizi, dell’innovazione, dei Festival del Cinema e dei red carpet che finalmente regalavano un po’ di ossigeno internazionale all’asfitticita’ dei polverosi salotti romani di costruttori e nobilta’ locale.
Modello Roma, Modello Walter. Ma per dare a Cesare tutto comincio’ un po’ di tempo prima, con quell “bell’ guaglion’” di Rutelli, che, aiutato dal Giubileo, aveva avuto alcune visioni: passante di Roma Nord, Auditorium e MAXXI appunto.

Due settimane fa (so di essere stata accidiosa, ma l’umore e’ una fondamentale componente nella scrittura di un blog) nello stesso giorno ho partecipato prima all’inaugurazione della mostra sugli Italiani a Parigi del Chiostro del Bramante, e poi del MAXXI, due facce di una citta’ che sta cercando una sua identita’ culturale.
Il Chiostro, cuore del cuore di Roma, propone il classico tentando di innovare, curando il dettaglio, offrendosi come salotto internazionale e silenzioso dell’arte tradizionale (ed ogni tanto contemporanea a dire il vero).
Il MAXXI, costato un’ira di Dio dicono, che ci siano altre priorita’ sociali e’ senz’altro vero, alcuni sprechi? Non so, puo’ darsi. Ma il MAXXI e’ una visione, e’ un investimento sulla citta’, e’ provare a creare una stazione di un percorso che mi auguro porti a visitare Roma come Londra, come Barcellona. Sapendo che si trova sempre qualcosa di nuovo, sapendo che e’ un contenitore del futuro.
Credo che l’arte sia qualcosa di estremamente democratico, ognuno dà l’interpretazione che preferisce, ognuno legge quello che vuole. E la magnificenza, l’imponenza, l’elasticità, la prospettiva del MAXXI a Roma non hanno eguali.
Resta solo l’idea di provare a creare dai modelli culturali sviluppi di business, intelligenti piani di marketing territoriale e sviluppo turistico, programmazione del territorio, ed il gioco e’ fatto!

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