E’ la stampa…ma non e’ colpa sua
Fine di una settimana orribile per la stampa italiana, costretta ad occuparsi di casi e di storie da brivido. Costretta a spulciare nei dolori delle persone e nelle miserie di una societa’ che mi fa sempre piu’ disgusto, di cui sempre piu’ non mi sento parte. Figurarsi se si tratta di etica o buoncostume, quello che mi rattrista e’ l’incapacita’ di gestire le responsabilita’ e le relazioni, l’essere schiacciati da un contesto alienante e che rende uomini e donne insicuri e pavidi, non in asse e quindi con reazioni irrazionali.
E poi la stampa che giustamente sottolinea la dolorosa storia di un ragazzo qualsiasi, fermato con un po’ di fumo di piu’, forse pusher, forse no, chi lo sa, quello che si sa e’ che un ragazzo entra in carcere in Italia sulle sue gambe per uscirne dopo una settimana in una bara, contuso e massacrato. Caduto dalle scale, dicono. Ucciso di botte, pensiamo in molti. E se cosi’ fosse sarebbe meglio il Sud America, poi. Un altro ragazzo. Carlo, Gabriele, Federico e forse Stefano. Nomi comuni di ragazzi comuni, accomunati da una morte inspiegabile e per mano di chi li avrebbe dovuti difendere, quei ragazzi li’.
Che fatica aprire ogni giorno i giornali, tutta la mazzetta, questa settimana e leggere, e leggere dettagli che enfatizzano il dolore di famiglie, di figli, di genitori. Che rifugio da struzzo e’ stato il mio, in questo we senza giornali, abbandonata ai libri, che per qualche giorno allontanano da un’Italia in cui sempre piu’ persone sembrano non trovare il giusto posto. In cui io mi sento sempre fuori luogo, in cui una sana gestione di sentimenti normali rappresenta l’anormalita’.


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