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Milena, il romanzo bianco e l’ordine della libreria
Il cambio di ordine dei libri sulle mensole della mia libreria è sempre sintomo di grandi idee che covano sotto la cenere. O anche di piccole idee che stanno zompettando fuori. Così la fine de “La contessa di ricotta” di Milena Agus, mi ha dato lo spunto per creare una nuova mensola tematica. Già, perché si possono avere diversi criteri di organizzazione dei volumi sugli scaffali, per ordine alfabetico come da Feltrinelli, per periodo storico, per tema trattato, per data di publicazione e finanche per casa editrice o tipo di copertina (confesso che ho spesso ceduto a questo vezzo, rinsavendo negli ultimi anni), ma il nuovo ordine della libreria è concettuale e legato alle emozioni che il libro provoca, un bizzarro modo di disporre della propria cultura, ma ho ritenuto indispensabile accostare questo leggero romanzo bianco, che in pochi tratti traccia i contorni di una borghesia decaduta e del malessere di non essere al passo con i tempi, ad altri che vie ragioni differenti mi hanno provocato gli stessi sentimenti. La Agus tira un sorriso, ma stentato, trasferisce su carta le debolezze del quotidiano, i timori e le meschinerie piccole piccole della vita, il suo romanzo potrebbe essere ambientanto in una domenica mattina eterna che duri lo spazio del racconto. Una scrittura semplice e perbene, protagonisti popolari nelle nostre vite e che spesso tentiamo di ignorare, dei personaggi fragili come baccarà e polverosi, ma a cui nonostante tutto non si può non rimanere legati. Un romanzo bianco, dicevo, come la ricotta, come la porcellana, come le lenzuola del corredo nunziale, come il riflesso della biancheria stesa al sole.
febbraio 14, 2010 No Comments
Leggendo a piene mani
Ogni momento della vita ha un tipo di libro. Ed ultimamente cerco libri che diano emozioni forti, che scuotano, che sottelineino il peggio e le debolezze e i compromessi degli esseri umani.
Per questo ho iniziato ad amare profondamente Efraim Medina Reyes, prima “C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo” dove in qualche modo era anche contenuto, poi “La sessualita’ della pantera rosa” piu’ franco, piu’ di pancia, piu’ oniricamente crudo, a tratti becero ma senza mai perdere la poesia, e sul mio comodino giace “Tecniche di masturbazione tra batman e robin”. Poi ho riaperto Carlotto “Arrivederci amore, ciao” noir gelido e pungente, nemmeno arrabiato, solo crudele, lucido. E mi ha deluso “Il sacrifico di Giuseppe” di Del Masetto, un racconto piu’ che un romanzo, che affronta qualche verita’ ma in modo superficiale. Piu’ divertente ma per la trama piu’ che per il modo di narrare “Maqueda” di Salvo Sottile, in fondo ognuno fa il suo mestiere, ed il giornalismo di Sottile lascia poco spazio al sogno del racconto, riesce tuttavia a far calare in una Palermo che di tutto sa, tranne che di cartolina. La raccolta di racconti “Italia Underground” non e’ piu’ che un insieme di articoli di giornale, salvo per il sempre oltremodo geniale racconto di Riccardo Brun, il resto e’ da sfogliare velocemente, e cosi’ ho fatto. “Nel nome del porco” di Tusset e’ un giallo di cui si puo’ fare a meno e si sopravvive serenamente, ma il ricordo che mi lega a chi me lo ha regalato mi fa sorridere. “Acido solforico” della Nothomb e’ una parodia di critica sociale travestita da romanzo che non rende merito alla sofisicata ironia della scrittrice ne “L’igiene dell’assassino”. Sfacciato il giusto, e disincantato e leggero “Il lunedì arriva sempre la domenica pomeriggio” di Lolli, vola via in un pomeriggio domenicale, appunto.
Questo e’ quello che ho letto negli ultimi giorni, cercando quel libro che ti tiene per lo stomaco, che non vuoi abbandonare, che ti segue la notte, che ti incastra in un angolo e ti getta in faccia tutta la disperazione, la vilta’, la pochezza, gli stratagemmi del vivere. Aspetto di leggere “La trilogia della citta’ di K” di Agota Kristof, di cui ho sempre sentito parlare. Ed aspetto suggerimenti su corraggiosi libri di fango e sangue da leggere nella penombra dell’estate che inizia.
giugno 14, 2009 No Comments
Soriga ed il resto
Lui, Flavio Soriga, ha risvegliato dopo tanto tempo in me qualcosa. Dove pensavo ci fosse il deserto emotivo. Ho letto Sardinia Blues, e non ne parlo perche’ mi ha toccato come non mi capitava da tempo.

Ho appena finito invece “L’amore a Londra ed in altri luoghi”, racconti di amori diversi sparsi per il mondo. Soriga riesce a creare delle suggestioni cosi’ forti, che ti consentono davvero di avvertire l’aroma delle candele di cui parla, la brezza toscana sul viso, e persino il rumore di un posacenere che si infrange su una macchina. Nelle storie di Soriga c’e’ sempre una sottile vena di follia, e lui la inquadra, la mette a fuoco e ti ricorda che si’, nella vita e’ sempre presente. Soriga ti ricorda anche che spesso il desiderio di figli non e’ altro che il desiderio di nostre proiezioni e che tranquillita’ non fa rima con felicita’. Soriga ricorda il sentimento ancestrale dell’essere figli, la malinconia del proprio posto, il futuro come viaggio.
marzo 24, 2009 No Comments

