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Ho visto scimpanze’ fare una maratona lungo il Tamigi…

Un sabato mattina, ipod, camminando su millenium bridge, vedo un gorilla corrermi incontro, e poi un altro, e poi un altro ancora, e noto che hanno delle pettorine da maratona, solo dopo un po’ realizzo che e’ Great Gorillas Run, una maratona per sensibilizzare sul tema dell’estinzione di questi animali. In genere Londra un po’ genera malinconia. Ma non questa volta in cui il sole per tre giorni ha brillato forte, in cui, in occasione della London Design Week, ogni quartiere della citta’ ed ogni stada avevano un’istallazione, un vetrina, un’idea di nuovo di futuro. Un meraviglioso modern japa dining a Soho, le nuove installazioni della V&A, la Serpentine Gallery, la National Gallery con una personale su Twiggy (di cui tuttora non riesco a cogliere il fascino), la Tate (omg!) e stare semplicemente seduti sul roof bar della Tate con un caffe guardando il fiume, il Borough Market con la sua esplosione di profumi, di leccornie, di organic and gourmet, di home made food, un concerto jazz all’aperto in Liverpool street, ascoltato senza fretta seduta stoto il sole con un cono alla vaniglia, il Flower Market a Columbia road in cui nessun banco ha gli stessi fiori di quello accanto, ogni tipo, provenienti da ogni parte del mondo, ed il brunch a South Kensington, e caminare a muso in aria per Piccdilly e Trafalgar, facendosi spingere dolcemente dai turisti, e l’ordine, e l’idea di futuro, e l’apertura artistica, soprattutto queste sono state le leve che in questo lieve fine settimana di settembre mi hanno fatto muovere per Londra. Colonna sonora indiscussa la mia canzone della vita, ascoltata in loop per circa 4 ore di seguito.

Torno a Roma, rigenerata, pulita, con una serie di idee, di spunti di un paese antico che riesce a pescare dal passato ed innovare. E torno a Roma, e per qualche giorni si riesce ancora a notare come l’abitudine non ci faccia piu’ cogliere come questa citta’ sia solo orientata al passato, come non ci sia cura, spirito, visione. Peccato.

settembre 29, 2009   1 Comment

Mezzogiorno e Isole

I bastioni del nord e del sud, ricci in spiaggia aperti con un coltellino a serramanico, pesce azzurro sul caprino tiepido, ciogghe minudde da bucare con il canino, amici e famiglie di amici meravigliose. Nipote con braccioli e che piano piano prende fiducia. E poi la puglia, ancora la puglia, fresca, luminosa, silenziosa. Speziale di masseria, Cisternino a cercare la verita’ del Babaji, ostriche di Savelletri e patelle da staccare coltello tra i denti, Cala dei gatti e Fasano dall’alto. Kilometri in macchina, per strade di campagna, Alberolbello con il caldo, Matera di sasso all’ora di pranzo che mi ricorda la Passione di Cristo, e Riva dei Tessali nel golf club di amici pacifici come l’atmosfera che si respira. Il silenzio di un catamarano che culla su un olio di mare e fa sentire bambini con i piedi ciondoloni nell’acqua. Un hobie che avrei preso mille e mille volte ancora. Costiera e Furore arrampicata sugli scogli, ed ultimo giorno nella villa della mia infanzia, dove senz’altro Caruso ha scritto. Tanti chilometri, meno di una settimana, catarsi.

agosto 22, 2009   1 Comment

Sulle rive dell’Arrone

Ho sempre creduto che un viaggio in macchina, senza traffico, avesse qualcosa di catartico. Ed anche questa volta e’ stato cosi’. Diversi kilometri attraverso lazio, toscana, liguria, Amy Whinehouse di compagnia, l’aurelia che sfila verde e dritta, la certezza di una meta solo a meta’. Una scultrice libanese hippy che mi vuole trasferire le sue teorie, gatti sorninoni, e Lerici, mai vista, arroccata, rocciosa, piccola ed incredibilmente fredda, nonostante la stagione, trovare una cantante mia omonima, che forse ha un nome d’arte, chi lo sa…e poi di nuovo in macchina, pranzo sul mare sotto la pioggia, uno stabilimento in Versilia come quelli dei film, dritto, piatto, vuoto, quegli stabilimenti che hanno in se’ la folla di bambini e famiglie, di coppie e adolescenti anche quando e’ deserto, ce li ha in potenza. Lo guardi vuoto sotto la pioggia e lo vedi pieno di facce, di ghiaccioli, di giochi, di chiacchiere da ombrellone, cosi’ maledettamente seventy’s. Poi di nuovo macchina, con un abbiocco latente, e di nuovo Aurelia fino alla Maremma, visite ai campi e gelato, e di nuovo macchina, zona dei vini e cena di Montalcino, e poi galline in un pollaio di mattina e poi di nuovo Roma, ed altri giri in dolci zone limitrofe.

Meraviglioso fine settimana catartico, un po’ meno bello per la mia macchina, perche’ dopo 200 km ho scoperto di essere stata sempre in quarta. Mi chiedevo cosa fosse quello strano rumore.

giugno 3, 2009   No Comments

Sud America

Mi sento un cuore brasiliano, adoro la letteratura sudamericana, amo Marquez e Reyes, anche se loro non si possono vedere, Teresa Baptista stanca di guerra mi ha commosso ed emozionato, il mio attore preferito e’ Benicio del Toro, il mio personaggio storico Ernesto Che, il posto piu’ bello dove ho messo piede la isla de la mujeres, provo ad imparare lo spagnolo (con poco impegno), mi chiamo Flores di secondo cognome, mi piace Frida, il mio desiderio piu’ grande sei mesi in giro per il Sud America. Mai stata piu a sud del Mexico. E forse e’ arrivato il momento.

aprile 20, 2009   1 Comment

The WEDDING

Avete presente quelle fiabe che vi raccontano da piccoli, quelle dei palazzi indiani, delle musiche, dei principi. Ecco, a quello si e’ ispirato il padre della sposa attingendo alla tradizione indiana per organizzare il matrimonio di Arati.

Nel pomeriggio a tutti gli uomini viene messo il turbante della festa, dalla parte della sposa rosso, da quella dello sposo multicolore e le due famiglie sono fisicamente in due luoghi diversi, finche’ la famiglia di lui non fa un trionfale ingresso nella casa della sposa ballando e cantando ed anticipando lo sposo che arriva a dorso di un cavallo bianco con il viso coperto e un paggio, e va verso la sposa che arriva su un baldacchino rosso, vestita di rosso e con tutte le parenti che la coprono di petali di rosa, dopodiche’ si svolge la funzione religiosa su un palco con la famiglia mentre gli ospiti bevono te e caffe’ e mangiucchiano dolcini e dimsum di verdure.

E poi la cena, drappi oro e blu, piu’ di 50 cuochi, tutti i tipi di cibo immaginabili, tavoli con argenteria apparecchiati per circa 300 persone, e nel frattempo dopo una settimana di matrimonio sono diventati tutti amici, per cui la situazione e’ molto piacevole, come in vacanza. Peccato solo che il ragazzo fantastico che era accanto a me (5 lingue parlate fluentemente, banca d’affari a Londra, ovviamente…) mi abbia fatto cadere un agnello sul vestito meraviglioso, nelle fiabe non succede mai!!!

Questa e’ stata l’esperienza piu’ incredible di evento che abbia mai vissuto, pensero’ a questo matrimonio ogni volta che organizzero’ qualcosa, e soprattutto qualsiasi altro matrimonio mi sembrera’ cosi’ low profile dopo questo…

Il mio volo British mi attende, si torna alla realta’. Buongiorno!

novembre 17, 2008   No Comments

Indian Wedding - groome’s party and Saturday henne’s party

Sono rimasta indietro nel racconto causa svenimenti, pressione bassa, e malessere generale.

Quindi non vi ho raccontato la seconda festa a casa dello sposo. Villa come al solito immensa, questa volta decorata tutta in oro, molto simile come tipologia alla festa a casa della sposa, un po’ piu’ eleganti gli ospiti, se possibile, ma meno formale l’ambiente. Quello che ricordo meglio di quest festa e’ un liquore indiano che sembra di melograno e le hit indiane di cui devo assolutamente rintracciare i titoli. Ho scoperto che ci sono altre persone interessanti da altri paesi, una ragazza norvegese che vive a Kabul e lavora per l’Onu, una ragazza che conoscevo da bambina che lavora in Oman ed ha scelto di lasciare Londra perche’ tutto sempre uguale, e poi tanti nuovi amici soprattutto inglesi tutti quasi di Heaton, Oxford e Cambridge.Unica difficolta’ sono gli spostamenti, e’ capitato di aver perso l’autista e di non essere piu’ riusciti a trovarlo, e trovarne un altro e’ un’impresa.

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Sabato c’e’ stata la festa in cui alla sposa vengono tinte le braccia e le gambe con tatuaggi henne, forse questa e’ stata la festa che mi ha incuriosito di piu’, di giorno, in un magnifico giardino della villa di Arati decorato con sete dai colori brillanti, la sposa siede tra le amiche e i familiari mentre le tatuatrici la decorano e mentre gli ospiti assistono a spettacoli di danze, mangiano gelati, bevono bloody mary, scelgono dei regali che gli sposi hanno messo a disposizione per loro (avete capito bene!) e cosi’ passa il pomeriggio.dscn1772

Peccato che ero gia’ malata, e quindi mi sono limitata a trascinarmi da un divano all’altro. Un matrimonio indiano e’ meraviglioso ma decisamente impegnativo!

Stasera e’ il grande giorno dell’ultima festa, dopodiche’ con un volo assurdo in notturna tornero’ a Roma!

novembre 16, 2008   No Comments

India - altre cose

Difficilissimo stare qui dei giorni, la maggior parte del tempo lo passo in hotel, aspettando il matrimonio che inizia questa sera e finisce domenica.

Qui attaccano dietro le auto delle ciabatte, servono per distogliere l’attenzione degli invidiosi dalle auto, un po’ come i fantocci in sri lanka, qui si suona il clascon in maniera furibonda, e dietro ogni macchina c’e’ un cartello “horn please” un detto indiano dice che per guidare in india serve un ottimo clacson, ottimi freni e tanta fortuna!

Sull’autostrada spesso vanno contromano, in piu’ scimmie, cammelli, zebu’, pecore possono frequentemente attraversare la strada, una volta anche un cammello. Ci siamo fermati con la macchina per qualche minuto per pagare il pedaggio (in un bachetto oltre la strada!) e la macchina e’ stata assalita da scimmie addestrate e incantatori di serpenti (allora esistono!), prima di partire sono riuscita a tirargli una banconota da una fessura del finestrino.

Il Taj Mahal e’ una meraviglia assoluta, ancor di piu’ se si pensa che e’ un dono d’amore.

Asmallworld e’ sempre il network piu’ utile del mondo, dopo un giorno sono stata gia’ in contatto con degli imprenditori di Delhi che vedro’ in questi giorni e sono stata invitata ad una festa a Jaipur a cui ovviamente non andro’, pero’ asw e’ sempre il mio network preferito!

novembre 13, 2008   No Comments

In Delhi

Sono chiusa in albergo, troppo difficile uscire.

Oggi il mio primo approccio con una folle incredibile di poveri, invalidi, morti di fame, rachitici, bambini, vestiti di stracci, menomati. Ti si attaccano ai vetri della macchina, ti si avvinghiano alle braccia, ti si sdraiano davanti, tentano di derubarti, di parlarti, di convincerti. Vorresti scrollarteli da dosso, ma al tempo stesso senti lo stomaco strizzato ed un senso di colpa latente. Se dai l’elemosina ad uno solo e’ finita, sarai sommerso.

Nella vecchia Delhi erano centinaia, ovunque, bruciano rifiuti, hanno case di legno e stoffa, c’e’ polvere ovuqnue, smog, turisti pochi, ne avro’ incontrati quattro o cinque.

Ho visto molte poverta’ diverse in tanti posti del mondo, mi ricordo i bambini egiziani che si tuffavano per mille lire o per una penna bic, quelli di bangkok che volevano solo venderti cose, i cinesi che quasi non li notavi, quelli di capo verde di fatto felici e sorridenti, gli indonesiani pacifici, perche’ almeno a mangiare riuscivano. Ma una poverta’ cosi’ sconvolgente non la potevo nemmeno immaginare, poverta’ straziante in una citta’ con altre persone che vivono, lavorano, comprano.

Sono qui per un matrimonio, grandioso, internazionale e che sara’ emozionante. Ma come faro’ a non pensare, vestita da sera, a quello che c’e’ fuori? Buonismo, puo’ essere. Ma lo shock con questa citta’ e’ stato cosi’ forte che sono chiusa nella mia stanza d’albergo, facendo finta di essere a roma a lavorare e a festeggiare il Trentino, la nostra Ohio.

novembre 11, 2008   No Comments

From Colombo to Delhi

Dopo un’assurda disavventura in Sri Lanka: motore del trabiccolo che ci trasportava dalle montagne all’areporto di Colombo fuso e fumante, e quindi relativo pseudo autostop con in mente l’immagine anni ‘80 di due turisti sfigati che si sentivano canzonare con un “No Alpitour, ahiahiahi!”.

Finalmente areoporto, tralascio lacrime di commiato, e passo un paio d’ore a ringraziare gli Stati Uniti, le catene, l’America, il consumismo, per aver trovato un Coffee Bean in cui usare wifi, rischio di perdere il volo presa come sono dall’astinenza web e finalmente Delhi.

Per ora non ho visto molto, solo la periferia dell’areoporto che mi ricorda il centro direzionale un po’ piu’ polveroso, so solo che gli indiani (e mi avevano avvisata!) hanno un modo di essere galanti abbastanza invadente ma sono fascinosissimi con i loro turbanti e gli occhi nerissimi.

So che devo essere preparata ad affrontare la poverta’, e ad accettare l’enorme differenza con le persone benestanti. Per adesso non ho visto nulla, stasera ho lavorato sull’incontro che abbiamo a Milano con Joi Ito il 27 novembre. Reti diventa sempre piu’ international, e penso che senza scambi culturali valiamo la meta’.

novembre 10, 2008   No Comments

Sri Lanka - altre cose

La casa di Suba è piena di piccole cose italiane, un piatto di Venezia, una friggitrice De Longhi, dei miei giocattoli che sono passati ai suoi figli. Il lusso qui sono altre cose, lussuose sono le magliette Benetton del piccolo Tharidu, lusso c’è nel lettore dvd e nell’aria condizionata.
Il 30% circa della popolazione è disoccupato, nel nord è quasi proibito andare per via dei Tamil, quindi la zona delle spiagge più belle è di fatto inaccessibile.
Lungo le strade, i contadini vendono pannocchie, cocco, porri, carote e frutta. Ogni tanto qualcosa ricorda la dominazione inglese.
Maura in questa lingua significa pavone, per cui è pieno di barbieri Maura Saloon o di Maura Hotel. In ogni nome ci deve essere un destino.
I bambini e bambine che vanno a scuola hanno una splendida divisa, bianca con la cravatta blu le bambine, blu con gilè i bambini, tanto per solleticare dibattito grembiule sì grembiule no.
Le donne portano spesso ombrelli para sole, just to know, fa un caldo ed un umido maledetto.
Suba fa continue similitudini con le cose che ha visto dell’Italia, la montagna è come quella di Avellino, la roccia è come Anacapri.
Sulle case in costruzione vengono messi dei fantocci per distogliere l’attenzione degli invidiosi dall’edificio. Bisognerebbe pensare a dei fantocci sul lavoro.
Nel mezzo del niente di questa montagna, a casa di un amico di Suba allevatore di cani e pesci, nel mezzo di una fattoria decadente con il pavimento di linoleum fiorato…esiste un collegamento internet. Alla mia domanda “wifi?” ho ricevuto giustamente uno sguardo interrogativo.
Tra le altre cose qui non si trovano (e mi sono incaricata di spedirle): salame, pasta di buona qualità, mandorle, castagne, tortellini o ravioli, pelati, parmigiano. Di fatto è difficile trovare una quantità enorme di cose, ma queste sono quelle di cui sono ghiotti i bambini di Suba.
L’areoporto di Colombo, dove sono adesso, e’ straordinario perche’ ha la catena the coffee bean con il wifi. C’e’ vita!

Ps: Un ricordino da questa splendida terra.

novembre 10, 2008   No Comments